Erano giorni alquanto difficili per me, stretto dalle mille pressioni di chi non si rassegnava a vedermi ludico… e faceva di tutto per farmi parere come loro, cioè preso dalle mille inutili idiozie..
Da qualche tempo era apparsa nella mia vita una donna… il cui gioco sporco e lercio ebbi modo di comprendere solo qualche mese dopo… Ma tant’è… così andava… ed io ero come un ragazzino stretto nella tana delle iene.. Iene, senza limiti, che però non era raro in quei giorni veder far capolino dal tg di turno a moralizzare la gente. Insomma, preti.. preti laici.
A memoria della mia deficienza endemica ricordo che occupavo un ruolo pubblico (vicepresidente della Provincia… o similare…..).
Mentre a mia umana discolpa cito solo che codesta donzella, per quanto non ragazzina, era bona e soprattutto sposata (particolare per me importante, visto che ho sempre voluto evitare complicazioni sentimentali). Per ovvie ragioni di privacy e di rispetto (io resto comunque un signore, e signori si nasce!), la chiamerò LA MONACA DI PUTEOLIS…. e dirò che era bruna, alta, avvenente e con un bel paio di poppe.
Lo scenario era quello del XVI congresso di un partito a cui incautamente avevo associato il mio nome. Un partito di cui non dico la sigla (anche perchè mutevole, in quanto i target dei partiti cambiavano spesso in quel periodo), ma ricordo bene le loro facce e i loro gesti ogni qualvolta si delineava lo scenario di qualche carica o posto da “spartirsi”. Facce da cannibbali che, però, a parole, combattevano il cannibbalismo.
Ma siccome, sul fine del cammin di tanto desolato squallore, rimanevo un ludico e un non impegnato.. approfittai della situazione per crerare un siparietto teatrale occulto, che in queste poche righe vi racconterò… Una situazione rimasta per ovvie ragioni sino ad ora solo chiusa tra il mio pensiero e la memoria della MONACA.
Lo spazio fisico era quello dell’Antisala dei Baroni, un modesto salone sito al termine di una scalinata presso il Maschio Angioino, uno dei monumenti più noti di Sirenopoli. Erano presenti molte persone.. credo sicuramente più di cento, forse duecento, tra cui non pochi dotati anche di targhe importanti (tipo onorevoli, senatori, di certo i presidenti di organismi di ogni genere si sprecavano…).
Ricordo anche che si discuteva di qualcosa che aveva a che fare con la rivoluzione napoletana del 1799, credo a proposito del fatto che in quel periodo ne ricorreva il bicentenario, ma sono certo di poter affermare.. che tutti usavano parole come :” risveglio, speranza”. Insomma le solite menate dei politicanti di professione.
Fu così che mi venne l’idea… e quando fui chiamato ad intervenire, con un banale pretesto, feci in modo che la MONACA DI MONZA stesse seduta accanto a me.
Il bancone era alquanto improvvisato. Penso fosse assemblato con delle vecchie cattedre messe lì una accanto all’altra, ma sufficientemente alto e chiuso da impedire agli astanti di vedere cosa avvenisse al di sotto del cosidetto mezzobusto degli oratori seduti (il famoso “mezzobusto oratorio” a cui si fa rifermento -non si sa perchè- solo quando si citano i soliti patetici “giornalecchisti rampanti” (c) dei telegiornali).
Il pupazzo che coordinava i lavori in quel momento (mi pare ci fosse stato un divertente gioco di alternanze a cui diedi la mia collaborazione, similando addirittura qualcosa che potesse apparire come un coordinamento dei lavori, ma non ne sono certo), ruppe gli indugi e disse: “ed ora la parola a Domenico Cordopatri”. E giù patetici applausi ed una valanga di ridicoli titoli che incautamente occupano… non comprendendo che solo per me erano definizioni comiche, spunti per le mie giovanili iniziative goliardiche, ma per loro ruoli tremendamente seri, anzi seriosi. Perchè di serietà in quei posti, ovviamente, manco a parlarne!
Fu così che, senza pensarci, istintivamente, mentre con una mano sistemavo il microfono a pochi centimentri dalla mia bocca, con l’altra ponevo il gomito della MONACA in corrispondenza di un altro microfono, uno strumento di comunicazione, sicuramente meno amplificato, ma non per questo meno sensibile. Uno strumento in quel momento nascosto oltre che dal banco della presidenza, anche dai jeans che mi pare indossasi quel giorno..
La MONACA stette subito al gioco e fece scivolare il gomito lentamente verso giù, sino a portare l’avambraccio e poi la mano, al contatto con il suddetto microfono. Che nel frattempo cominciava ad avere qualche fremito.
Fu così che cominciai a raccontare agli astanti idiozie di ogni genere (come sempre facevo in quelle rarissime occasioni in cui accettavo di partecipare agli inutili dibattiti pubblici). Non posso ricordare cosa dissi… ma ricordo che davanti a me c’era anche un altro microfono, non un microfono di sala, nè quello di un bell’uomo, ma quello di una radio, mi pare fosse Radio Radicale… Quindi magari ne sarà rimasta traccia nei loro archivi.. (a scanzo di equivoci, non alludo al microfono, ma alla registrazione dell’intervento).
Ricordo, però, con precisione svizzera la corrispondenza tra gli incisi dialettici e gli strofinii della MONACA, che a un certo punto riuscì pure a intrufolarsi tra la patta dei miei jeans e a giocare in maniera -direi- più intima con lo strumento di comunicazione nascosto, sino a riuscire a tenerlo stretto tra le sue mani, mani di cui in quel momento avvertivo tutto l’irresistibile calore.
Quanto tempo andò avanti questo occulto siparietto, nè se qualcuno in sala se ne sia poi mai accorto, non lo so dire… ma ho ben impresso il momento in cui, finito il discorso, andai correndo nel bagno, al fine di porre fine allo stato di eccitazione provocato dalla situazione simpatica che si era creata. Nella speranza di trovare sulla mia strada qualche bella ragazza o qualche bel ragazzo disponibile. Ma ciò era altamente improbabile, non perchè macassero in quell’assise stimolanti presenze giovanili, ma unicamente perchè alla vigilia della votazioni erano tutti alle prese con i pallottolieri del caso.
Poi tornai in sala ed assistetti al resto dei lavori del congresso stancamente, facendo finta di partecipare e mi pare intervenendo altre volte, ovviamente per sparare qualche simpatica “cazzata”.
Rammento che qualcuno tornò a parlare di impegno, di rinascita, di socialità, di politica locale, di scenari nazionali, di contributi, di finanziamenti, di partiti buoni, di partiti cattivi, di mafia, di camorra, di legalità, di democrazia…
Ma ricordo pure che andai in bagno una seconda volta… E in quel caso non fu per masturbarmi!
Domenico Cordopatri

(cosmopolita ludico)